Statistiche Tour Operator 2026: 30 Dati sul Mercato di Tour e Attività
CEO & Founder
Tour operator dal 2012. Gestisce tour a Cracovia, Varsavia e Danzica, oltre 100.000 ospiti all'anno.

Il mercato mondiale di tour, attività e attrazioni ha raggiunto 271 miliardi di dollari di prenotazioni lorde nel 2025 e, secondo le previsioni, arriverà a 342 miliardi nel 2029 (Phocuswright e Arival, febbraio 2026). Questi sono i numeri da titolo. Le statistiche sui tour operator che stanno sotto servono di più a chi gestisce un'attività di tour: quanti hanno un sistema di prenotazione, quanto pesano le OTA, chi chiude l'anno in utile.
Qui trovi i 30 dati che contano di più per un tour operator nel 2026, ciascuno ricontrollato sul rapporto originale: soprattutto il Global Operator Landscape di Arival (4ª edizione, gennaio 2026, questionario disponibile anche in italiano) e l'Outlook di Phocuswright e Arival (febbraio 2026). Quando un dato viene da un'indagine del 2024, lo diciamo. Fonti complete in fondo. È la versione italiana del nostro State of Tour Operations 2026.
Un filo lega quasi tutti i numeri. Arival lo riassume così nel Global Operator Landscape: il settore resta frammentato, ma sono gli operatori grandi e strutturati quelli che diventano più grandi e più redditizi. L'articolo viene aggiornato ogni anno.
Il Mercato di Tour e Attività nel 2026
Le esperienze sono il terzo settore del turismo e crescono più in fretta del resto dei viaggi.
1. 271 miliardi di dollari: il valore del mercato mondiale (2025)
Nel 2025 il settore di tour, attività e attrazioni ha generato 271 miliardi di dollari di valore lordo delle prenotazioni, dopo essere tornato ai livelli del 2019 già nel 2024. Per il 2026 la stima è di circa 288 miliardi, per il 2029 di 342 miliardi, con una crescita di circa il 6% l'anno dal 2025 (Phocuswright e Arival, febbraio 2026).
2. Il terzo settore del turismo
Le esperienze vengono dopo il trasporto aereo e l'alloggio. Tra il 2023 e il 2029 il settore dovrebbe crescere dell'8% l'anno, contro il 5% dei viaggi nel loro complesso. Il rapporto lo collega a una tendenza globale: si preferiscono le esperienze agli oggetti (Phocuswright e Arival, febbraio 2026).
3. Il 33% delle prenotazioni avviene online
Nel 2019 era il 17%. Per il 2029 la previsione è il 43%. Nell'intero settore dei viaggi la quota online era già del 64% nel 2025: nelle esperienze la quota online è circa la metà di quella dei viaggi. Il primo canale resta la vendita diretta offline, cioè telefono, email e biglietteria (Phocuswright e Arival, febbraio 2026).
4. Le attività valgono il 35% del mercato e crescono di più
Le attività (95 miliardi di dollari nel 2025) sono il secondo segmento e quello che cresce più in fretta, davanti ai tour (59 miliardi). Le attrazioni restano prime con 118 miliardi, ma scendono dal 43% del mercato al 41% previsto nel 2029, mentre le attività salgono al 37%, spinte da outdoor, benessere ed esperienze culturali (Phocuswright e Arival, febbraio 2026). In Italia rientrano qui, per esempio, le uscite in kayak e le cooking class.
5. L'Asia-Pacifico è la regione che cresce di più
Secondo le previsioni, l'Asia-Pacifico passerà dal 28% del mercato mondiale nel 2025 al 30% nel 2029, con una crescita di circa l'8% l'anno: per Phocuswright e Arival è la regione più veloce, e solo la piccola America Latina (8% del mercato) tiene lo stesso passo. L'Europa dovrebbe mantenere il suo 31% fino al 2029. Il Nord America scende dal 33% al 30% dopo un 2025 debole, con meno visitatori internazionali e una domanda interna più fiacca (Phocuswright e Arival, febbraio 2026).
Sistemi di Prenotazione: Quanto è Digitale il Settore
L'uso dei sistemi di prenotazione cresce, ma i più piccoli e i più giovani restano indietro.
6. Il 39% degli operatori era senza sistema di prenotazione (2024)
Nell'indagine Arival del 2024, quasi due operatori su cinque nel mondo lavoravano senza alcun software di prenotazione (Arival GOL 3ª ed., ottobre 2024). Al suo posto, raccontano gli intervistati, usavano fogli di calcolo, email, calendari e perfino carta e penna. Tra gli operatori nati dal 2022 in poi la quota saliva al 54% (Arival, State of Booking Tech, settembre 2025). Da allora l'adozione è cresciuta: nell'indagine 2025 usava un sistema l'81% dei tour operator, il 75% delle attrazioni e il 68% degli operatori di attività, contro il 63%, il 66% e il 56% del 2024 (dati Arival GOL 4ª ed., in Phocuswright e Arival, febbraio 2026).
7. Oltre 300 sistemi di prenotazione diversi
Nell'indagine 2024 gli operatori hanno citato più di 300 piattaforme di prenotazione, extranet delle OTA compresi. Un mercato polverizzato. Fuori da Stati Uniti e Canada, la maggioranza degli operatori gestiva le prenotazioni dei rivenditori a mano, con extranet ed email invece di una connessione diretta (Arival GOL 3ª ed., ottobre 2024; Arival, Operators & OTAs, aprile 2025).
8. In Australia e Nuova Zelanda, cinque sistemi per operatore
Gli operatori australiani e neozelandesi gestiscono l'attività con una media di cinque sistemi diversi, spesso collegati a mano (Arival, State of Experiences in ANZ, 2ª ed., maggio 2026, 281 operatori). Il dato riguarda solo quel mercato, ma il problema è familiare a chi tiene prenotazioni, turni delle guide e conti in programmi separati.
9. Un operatore su cinque era insoddisfatto del proprio sistema (2024)
Nell'indagine 2024 circa un operatore su cinque si dichiarava non soddisfatto del proprio software di prenotazione. Nella scelta di un sistema contano prima di tutto le funzioni di prenotazione (39%), la facilità d'uso (33%), la connessione con le OTA (33%) e il costo (32%) (Arival, State of Booking Tech, settembre 2025).
10. Il 58% dei piccoli operatori era senza sistema (2024)
Nell'indagine 2024 il 58% degli operatori con al massimo 1.000 ospiti l'anno non aveva un sistema di prenotazione: il gruppo meno digitalizzato. Tra i grandi (da 10.001 a 50.000 ospiti) la quota scendeva al 21%, tra gli operatori enterprise (oltre 50.000) al 18% (Arival, State of Booking Tech, settembre 2025). L'uso cresce con la dimensione: un sistema ce l'aveva l'82% dei più grandi e il 42% dei piccoli.
Intelligenza Artificiale: dai Testi alle Operazioni
In un anno l'AI è passata da un operatore su tre a uno su due.
11. Il 52% degli operatori usa o sperimenta l'AI
Un anno prima era il 37%. Per dimensione: 68% tra gli operatori enterprise, 44% tra i piccoli (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026). Tra gli operatori di tour di più giorni la quota è del 63% (Arival, State of Multi-Day Tours, 2ª ed., marzo 2026).
12. Tra gli operatori multi-day, l'AI serve soprattutto ai contenuti
Per tutti gli operatori, Arival raggruppa gli usi dell'AI in tre aree: contenuti, operazioni interne e strumenti per il cliente come i chatbot (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026). Gli operatori di tour di più giorni la usano prima di tutto per i contenuti: descrizioni dei prodotti, testi del sito, post sui social. Analisi, report, chatbot di assistenza e AI nelle operazioni sono molto meno diffusi e si concentrano tra i più grandi (Arival, State of Multi-Day Tours, marzo 2026). Lo spazio libero è nelle operazioni.
13. L'AI è il canale di marketing che cresce di più
L'indice di crescita dei canali di Arival va da -100 (tutti gli operatori vedono calare le prenotazioni da quel canale) a +100 (tutti le vedono crescere). I chatbot AI come ChatGPT segnano +34 in media e +41 tra i tour operator, il valore più alto. Seguono agenzie e altri operatori (+28), ricerca a pagamento (+24), TikTok Ads (+23) e influencer (+22); solo i media tradizionali calano (-1). Arival precisa che l'AI non è ancora il canale più grande, ma quello con più slancio (Arival, The Operator's Marketing Playbook, aprile 2026).
14. Il 3-5% delle conversazioni del chatbot è passato a una persona (caso del 2024)
In un caso studio Arival dell'aprile 2024, Chenmark, una piccola holding del Maine (Stati Uniti) specializzata in aziende di turismo nautico, racconta il passaggio a un chatbot AI di TOMIS collegato al sistema di prenotazione. Solo il 3-5% delle conversazioni è finito in una chat dal vivo con il personale, via SMS. Nella prima stagione il chatbot ha facilitato circa 200 transazioni per ciascuna azienda e «decine di migliaia» di ricavi, anche se la stessa Chenmark si chiede se quelle vendite non sarebbero arrivate comunque (Arival AI Case Study #2, aprile 2024). Un gruppo, una stagione: un segnale, non uno standard.
15. Gli operatori costruiscono piccoli strumenti con l'AI
Arival riporta esempi reali di «vibe coding», cioè descrivere a parole uno strumento e farlo costruire all'AI. Un'azienda di walking tour ha usato Claude per creare un widget di disponibilità per il sito; un operatore di food tour ha descritto all'AI le domande più frequenti e le ha fatte impaginare e tradurre in una pagina FAQ multilingue; un operatore di attività ha costruito in Google Sheets un semplice CRM che segnala i clienti da ricontattare (Arival, The Operator's Marketing Playbook, aprile 2026). Sono strumenti ai margini dell'attività. Prenotazioni e operazioni girano ancora su software dedicato.

Distribuzione e OTA
Le OTA sono diventate il primo canale degli operatori di tour e attività, a spese del sito.
16. Le OTA valgono il 37% delle prenotazioni degli operatori
Nell'indagine Arival del 2025 le OTA erano il primo canale di vendita per gli operatori di tour e attività: 37% delle prenotazioni, contro il 33% del 2024 e il 24% del 2019. Le prenotazioni dal sito dell'operatore erano il 27% nel 2019, il 29% nel 2024 e il 25% nel 2025 (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026). Sull'intero mercato delle esperienze, attrazioni e vendite in biglietteria comprese, le OTA valevano invece solo l'8% delle prenotazioni lorde nel 2025. Il rapporto spiega la distanza così: una lunga coda di attrazioni e attività locali non è prenotabile online, mentre le indagini raccolgono soprattutto operatori già attivi nella distribuzione (Phocuswright e Arival, febbraio 2026).
17. Le prenotazioni dirette calano
La quota del sito è scesa dal 29% al 25% in un anno, mentre le OTA guadagnavano 4 punti, per operatori di ogni dimensione e regione. Arival lo collega ai costi del marketing digitale e all'effetto dell'AI sulla ricerca online. Le prenotazioni dirette restano la prima priorità dichiarata, ma i numeri vanno nella direzione opposta (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026). Per lavorare meglio con le OTA, vedi la guida su come posizionarsi meglio sulle OTA.
18. I nuovi operatori dipendono di più dalle OTA (2024)
Nell'indagine 2024 gli operatori nati dal 2022 ricevevano dalle OTA il 41% delle prenotazioni, contro il 25% di quelli nati prima del 2010, e lavoravano in media con 4 rivenditori contro 11. Le aziende nuove partono dalle OTA e diversificano crescendo; intanto il rischio resta concentrato su pochi canali (Arival GOL 3ª ed., ottobre 2024).
19. Il 49% era insoddisfatto delle commissioni OTA (2024)
Nell'indagine 2024 quasi metà degli operatori (49%) si diceva insoddisfatta delle commissioni delle OTA. Tra chi non vende affatto sulle OTA, il motivo più citato era «commissione troppo alta» (31%), seguito da «non so come fare» (18%) (Arival, Operators & OTAs, aprile 2025). Eppure la quota delle OTA continua a crescere (punto 16) e i nuovi operatori sono quelli che ne dipendono di più (punto 18).
20. Gli operatori in utile lavorano con 8 rivenditori, non 6 (2024)
Nell'indagine 2024 gli operatori in utile lavoravano in media con otto rivenditori, contro sei per quelli meno redditizi, e vendevano tramite OTA il 36% delle prenotazioni contro il 30% (Arival e GetYourGuide, The Profitable Operator, febbraio 2025). Gestire a mano extranet, commissioni e cicli di pagamento di tutti questi canali è dove il lavoro dopo la prenotazione diventa pesante.
Redditività: Chi Guadagna Davvero
Sette operatori su dieci sono in utile, ma uno su cinque di loro non sa quanto guadagna.
21. Il 70% degli operatori è in utile
Sette operatori su dieci hanno chiuso il 2025 in utile, contro il 65% del 2024. La redditività cresce con la dimensione: sotto i 1.000 ospiti l'anno è in utile il 57%, tra i medi e i grandi il 75%, sopra i 50.000 ospiti il 79%. Arival descrive gli operatori più redditizi come aziende di «media scala sostenibile»: abbastanza grandi da sfruttare mezzi, personale e sistemi, ma ancora flessibili (Arival, The Profitable Operator, febbraio 2026).
22. Il 22% degli operatori in utile non conosce il proprio margine
Anche tra chi dichiara un utile, uno su cinque (22%) non sa indicare il proprio margine. Sul totale degli operatori in utile, il 5% dichiara margini sopra il 30%, il 24% tra il 21 e il 30%, il 24% tra l'11 e il 20% e uno su quattro il 10% o meno (Arival, The Profitable Operator, febbraio 2026). Senza il margine è difficile capire quali tour fanno davvero guadagnare.
23. Sistema di prenotazione e utile vanno insieme
Nell'indagine 2024 usava un sistema di prenotazione il 66% degli operatori in utile, contro il 52% di quelli in perdita (Arival e GetYourGuide, The Profitable Operator, febbraio 2025). Nell'edizione 2026 il 40% degli operatori in perdita non usa alcun sistema e Arival definisce l'uso del sistema di prenotazione «un importante spartiacque della redditività». Lo stesso rapporto però indica nella dimensione «il principale fattore strutturale della redditività», e i più grandi hanno anche più spesso un sistema (punto 10): è una correlazione, non la prova che il software produca utile. Mostra però l'infrastruttura tecnologica che gli operatori in utile tendono ad avere in comune (Arival, The Profitable Operator, febbraio 2026).
24. Il 70% spende in marketing il 10% del fatturato o meno
Sette operatori su dieci spendono in marketing il 10% del fatturato o meno; quattro su dieci meno del 5%. Uno su dieci non sa nemmeno quanto spende. Per confronto, Arival ricorda che i marchi di e-commerce più performanti investono di solito il 15-20% del fatturato in marketing (Arival, The Operator's Marketing Playbook, aprile 2026). La maggior parte dei tour operator investe una frazione di quella cifra.

Prezzi e Ricavi
Il prezzo è la leva meno usata: due operatori su tre hanno ancora prezzi statici.
25. Solo il 6% usa prezzi dinamici
Nell'indagine 2025 il 69% degli operatori aveva prezzi statici, fissati una volta all'inizio dell'anno o della stagione e invariati per giorno della settimana e orario. Il 25% usava prezzi variabili, che cambiano secondo il giorno o l'orario della partenza (un anno prima era il 19%). Solo il 6% usava prezzi dinamici (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026). Nella sua sezione del rapporto Arival The Profitable Operator (febbraio 2025), GetYourGuide sostiene che i prezzi dinamici possono aumentare i ricavi fino al 60% l'anno: un dato del fornitore, senza metodo pubblicato. Per Phocuswright e Arival il prezzo è la prossima leva di crescita del settore (febbraio 2026). Da dove partire senza rischi lo spieghiamo nella guida ai prezzi dinamici per i tour.
26. I ricavi sono tornati prima dei volumi
I ricavi del settore sono tornati ai livelli pre-pandemia nel 2024, quando le prenotazioni erano ancora all'89% dei visitatori del 2019. A spingere i ricavi più dei volumi sono stati l'aumento dei prezzi, l'inflazione e la crescita più rapida dei viaggiatori benestanti, disposti a spendere per esperienze private e di fascia alta (Phocuswright e Arival, febbraio 2026).
Crescita, Organizzazione e Fiducia
Molti operatori non puntano a crescere, e chi lo fa chiede soprattutto meno lavoro manuale.
27. Il 40% degli operatori non fa piani di crescita
Quattro operatori su dieci non fanno alcun piano strategico di crescita: per molti, scrive Arival, viene prima lo stile di vita e poi la crescita. Tra gli operatori enterprise il 78% è orientato alla crescita, tra i piccoli il 49% (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026). In sintesi nostra: c'è chi costruisce un'azienda e chi porta avanti un mestiere.
28. Il 48% degli operatori di Australia e Nuova Zelanda vuole più automazione
Tra le priorità tecnologiche degli operatori australiani e neozelandesi, l'automazione è in cima (48%). Seguono l'integrazione dei sistemi (30%), la comunicazione con gli ospiti (27%) e report e analisi (27%). Arival ne conclude che la prossima fase non è aggiungere strumenti, ma far lavorare insieme quelli che già ci sono (Arival, State of Experiences in ANZ, maggio 2026, 281 operatori).
29. Un tour operator giornaliero su cinque è nato dal 2022 (indagine 2024)
Nell'indagine 2024, un operatore di tour giornalieri su cinque aveva iniziato l'attività nel 2022 o dopo (Arival GOL 3ª ed., ottobre 2024). Entrare nel settore è facile, far girare le operazioni molto meno. I nuovi operatori iniziano presto a vendere tramite le OTA, ma il 54% di quelli nati dal 2022 non aveva un sistema di prenotazione (Arival, State of Booking Tech, settembre 2025). Insieme ai piccoli operatori (58% senza sistema), erano i gruppi meno digitalizzati nei dati Arival.
30. Ottimismo: 81% nel 2022, 66% per il 2026
Nel 2022 l'81% degli operatori era ottimista sulla propria attività; nel 2023 il 76%, nella primavera 2024 il 63% (Arival GOL 3ª ed., ottobre 2024). Nell'indagine di agosto-novembre 2025 il 66% è ottimista sul 2026: una piccola ripresa, lontana dal 2022. Il clima peggiora ancora in Nord America, Europa e America Latina, dove pesano l'incertezza sulla politica commerciale ed economica degli Stati Uniti e l'inflazione; in Asia invece è risalito nettamente (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026).
Cosa Significano Queste Statistiche per un Tour Operator
Trenta numeri, un andamento: il settore si sta dividendo in due. Gli operatori con sistemi e dati sono più spesso quelli in utile. Chi lavora senza un sistema, con fogli di calcolo, email e calendari, è più spesso in pareggio o in perdita.
Lo studio Arival del 2026 sulla redditività elenca cosa fanno di diverso gli operatori più redditizi. Tra le altre cose (Arival, The Profitable Operator, febbraio 2026):
- lavorano con operazioni digitalizzate e strutturate (il 40% degli operatori in perdita non usa alcun sistema di prenotazione);
- combinano vendite dirette online e partner di distribuzione, OTA comprese;
- investono in marketing digitale e conversione;
- usano prezzi variabili o per i periodi di punta, che seguono la domanda, invece di listini fissi;
- adottano presto la tecnologia, AI compresa;
- mostrano disciplina operativa: pianificazione della capacità, previsioni, report e controllo del rendimento.
Nei dati del sondaggio queste abitudini vanno insieme all'utile, e alcune (sistema di prenotazione, AI) sono anche più comuni tra gli operatori grandi. Mostrano dove mettono energia gli operatori redditizi, non garantiscono che un singolo cambiamento renda redditizia un'azienda.
Se ti riconosci nella metà bassa di questi numeri, il primo passo di solito è lo stesso: riunire le operazioni in un unico sistema, collegare le prenotazioni ai turni del personale e ai conti, e avere sotto gli occhi margine e costi di ogni tour. È a questo che serve un gestionale per tour operator. automate.travel lavora sopra il sistema di prenotazione che usi già (Bókun, FareHarbor, Ventrata): riunisce le prenotazioni dei canali collegati, i turni delle guide, i costi e il margine per tour e per partenza.
Metodologia e Fonti
Tutti i dati vengono da ricerche pubblicate da Arival e Phocuswright. I campioni delle indagini sugli operatori vanno da 281 (Australia e Nuova Zelanda) a 7.773 operatori nel mondo. Ogni numero è stato ricontrollato sul rapporto originale nel novembre 2026.
| Fonte | Data | Campione | Temi |
|---|---|---|---|
| Phocuswright e Arival, The Outlook for Travel Experiences 2019-2029 | Feb. 2026 | Dati di mercato | Dimensione del mercato, canali, regioni, segmenti |
| Arival, Global Operator Landscape, 4ª ed. | Gen. 2026 | 5.664 operatori (indagine ago.-nov. 2025) | Tecnologia, AI, distribuzione, prezzi, fiducia |
| Arival, The Operator's Marketing Playbook | Apr. 2026 | 5.664 operatori (dati GOL 4ª ed.) | Spesa e canali di marketing, AI |
| Arival, The Profitable Operator | Feb. 2026 | 5.062 operatori | Redditività, margini, abitudini degli operatori in utile |
| Arival, State of Experiences in ANZ, 2ª ed. | Mag. 2026 | 281 operatori | Australia e Nuova Zelanda |
| Arival, State of Multi-Day Tours, 2ª ed. | Mar. 2026 | 569 operatori | Tour di più giorni, AI |
| Arival, State of Booking Tech | Set. 2025 | Dati GOL 3ª ed. (indagine 2024) | Uso e soddisfazione dei sistemi di prenotazione |
| Arival, Operators & OTAs | Apr. 2025 | 7.000 operatori | Soddisfazione verso le OTA, commissioni, connettività |
| Arival e GetYourGuide, The Profitable Operator (GOL 3ª ed.) | Feb. 2025 | 7.000 operatori (indagine apr.-giu. 2024) | Redditività, tecnologia, rivenditori |
| Arival, Global Operator Landscape, 3ª ed. | Ott. 2024 | 7.773 operatori (indagine apr.-giu. 2024) | Sistemi, distribuzione, anno di fondazione, fiducia |
| Arival, AI Case Study #2 | Apr. 2024 | Un gruppo di operatori | Chenmark (chatbot TOMIS) |
Domande Frequenti
Quanto vale il mercato di tour e attività nel 2026?
Secondo Phocuswright e Arival (febbraio 2026), il mercato mondiale di tour, attività e attrazioni valeva 271 miliardi di dollari di prenotazioni lorde nel 2025. La stima è di circa 288 miliardi per il 2026 e di 342 miliardi per il 2029. È il terzo settore del turismo dopo il trasporto aereo e l'alloggio e dovrebbe crescere di circa il 6% l'anno tra il 2025 e il 2029.
Quanti tour operator usano un sistema di prenotazione?
Nell'indagine Arival del 2025 usava un sistema di prenotazione l'81% dei tour operator, il 75% delle attrazioni e il 68% degli operatori di attività, contro il 63%, il 66% e il 56% dell'indagine 2024 (dati Arival GOL 4ª ed., in Phocuswright e Arival, febbraio 2026). Lo stesso rapporto avverte che circa un tour operator su cinque e un'attrazione su quattro non hanno ancora un sistema moderno. Nell'indagine 2024 l'uso cresceva con la dimensione: 82% tra gli operatori con oltre 50.000 ospiti l'anno, 42% tra quelli fino a 1.000 (calcolato da Arival, State of Booking Tech, settembre 2025).
Quanti tour operator sono in utile?
Il 70% degli operatori ha chiuso il 2025 in utile, contro il 65% del 2024. La quota cresce con la dimensione: 57% sotto i 1.000 ospiti l'anno, 79% sopra i 50.000. Arival trova utili più alti tra chi usa un sistema di prenotazione, vende su più canali, investe in marketing digitale e usa prezzi variabili. Sono andamenti nei dati del sondaggio, non cause dimostrate (Arival, The Profitable Operator, febbraio 2026).
Quanti tour operator usano l'intelligenza artificiale?
Tra l'indagine Arival del 2024 e quella del 2025 la quota di operatori che usa o sperimenta l'AI è passata dal 37% al 52%: 68% tra gli operatori più grandi, 44% tra i piccoli. Arival raggruppa gli usi in tre aree (contenuti, operazioni interne e strumenti per il cliente come i chatbot) e consiglia di far sempre controllare a una persona ciò che l'AI produce (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026).
Quanto pesano le OTA sulle prenotazioni dei tour operator?
Nell'indagine Arival del 2025 le OTA erano il primo canale di vendita degli operatori di tour e attività, con il 37% delle prenotazioni (24% nel 2019), mentre la quota del sito dell'operatore è scesa dal 29% del 2024 al 25% (Arival GOL 4ª ed., gennaio 2026). Sull'intero mercato delle esperienze, attrazioni e vendite in biglietteria comprese, le OTA valevano invece solo l'8% delle prenotazioni lorde nel 2025 (Phocuswright e Arival, febbraio 2026).
Quali sono i trend del turismo esperienziale per il 2026?
Dai dati Arival e Phocuswright emergono cinque tendenze: le attività crescono più di tour e attrazioni; la quota online sale (33% delle prenotazioni nel 2025, 43% previsto nel 2029); le OTA guadagnano peso sulle vendite dirette; l'AI si allarga (52% degli operatori la usa o la sperimenta); il prezzo diventa la prossima leva di crescita, anche se solo il 6% degli operatori usa prezzi dinamici.
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